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Secondo tempo

Pubblicato da paola il 13 Settembre 2011 nelle categorie The cat came back

L’arbitro ha fischiato, il quarto d’ora d’intervallo è finito.

Il mio quarto d’ora d’intervallo è durato un anno. Inizia il secondo tempo.

Ma come faccio a raccontare la partita che ho appena giocato, insomma il primo tempo, se non so se sto vincendo o perdendo?

Ecco l’inghippo, titolo sbagliato.

Avevo pensato a II ATTO, più corretto, ma era troppo colto, toccava leggere, documentarsi e studiare…

Che ne dite di “nel guado”? Vero che non va? Dà idea di “pantano” e non mi sento impantanata, tra l’altro non vedo mica “un’altra riva”, sto ancora qui, da questa parte.

Non suggerite i miei primi…40 anni, primo perché  ormai son 47 e secondo perché preferisco una bella tragedia shaekespiriana…

E adesso che si fa? Si cambia gioco? Molte persone ci arrivano alla mia età. Ci provano almeno, a fare quello che avrebbero sempre sognato di fare, chi diventa scrittore, fotografo, scultore, chi inizia a viaggiare, a fare volontariato…chi fa di quello che ha imparato un’arte, l’ha messa da parte e si è aperto un ristorante.

Avete per caso consigli pratici?

Chè io per adesso mi rispondo con kundalini yoga, lo yoga della “consapevolezza”, ma mi sa che non basta.

5 Commenti a “Secondo tempo”

  1. bianca scrive:

    Ciao Paola,
    io onestamente da un anno a questa parte mi sento attrice protagonista figa, fighissima del migliore dei miei episodi! Too much? Forse…ma per sopravvivere ed uscirne vincitori e non massacrati bisogna lavorare e caricare il proprio ego come una di quelle macchinette con la frizione che lasciandole vanno a 2000…poi solitamente si sfracellano su qualsiasi cosa… Speriamo di non fare questa fine! Siamo serie, ho esaltato lo stato d’animo del presente, oggi, a 45 verso i 46 anni, con, 1 marito, 3 figli adolescenti, un cane e 3 gatti non posso far altro che tentare di sollevarmi almeno a parole. Sto lavorando ed ho lavorato per il mio futuro, il mio viaggio in Grecia in motorino, ne è stato un’anteprima. Penso di avere del lavoro duro, durissimo, per ancora 6/ 7 anni, in questo frangente mi scelgo il mio buen retiro ma sono sicura di una cosa, il mio secondo tempo, sarà totalmente dedicato a BIANCA.

  2. paola scrive:

    Questa, signore, solo per non farvi entrare in crisi esistenziale si chiama ENDORFINA! Bianca ne è stracolma visto che corre 40 km al giorno! Quindi NON VALE! ah,ah,ah

    Bianca, sei grandissima!

  3. Fraq scrive:

    Ehehe, forse Bianca ti ha suggerito implicitmente di metterti a fare un po’di moto per procurati le endorfine, altro che kundalini!
    Scherzi a parte e non perchè sono “di parte”…consigli pratici non ne ho, e poi non mi prenderei mai la responsabilità di darteli (anche perchè so dire solo “studia, impara, fatica”, perchè sono un toro) ma tempo fa ho avuto tra le mani un bel libro, che secondo me può affiancare il tuo pensiero e il tuo passo in questo momento. Si intitola “La fortuna non esiste” e racconta, gazie alla bella penna di Mario Calabresi, storie di uomini e donne che hanno ripreso in mano la propria vita dopo un evento che ha segnato una cesura. Molte sono storie che hanno a che fare con la crisi, altre con biografie impegnative. Non troverai la TUA storia ma potresti trovare parole nuove per raccontarti, se è vero che puoi essere stato un manager che diventa un calzolaio felice o un operaio che si trasforma nel migliore chef della città. Ma anche Michelle Obama :-)

  4. Livia scrive:

    In men che non si dica si arriva volando anche al terzo, al quarto e così via. Il primo tempo può finire a vent’anni, quando lasci la famiglia e vai a vivere da sola, può iniziare a trenta quando ti sposi per la prima volta, può non arrivare mai mentre ti si imbiancano i capelli, può durare tutta la vita come molte amiche eternamente adolescenti ti dimostrano ogni giorno. Il secondo arriva quasi sempre quando inizi a lavorare e produci i primi figli, quando fatichi come un mulo e piano piano diventi grande, una donna coi fiocchi per l’appunto. Il tempo di cui parla Paola è, secondo me, quello dell’io ed è lungo, entusiasmante e doloroso. Trovi molti nemici sulla strada, i tuoi cari che non ti vogliono lasciare andare e ti vogliono sempre lì, sempre la stessa vecchia te che si occupa di loro; non lo vogliono i tuoi severi datori di lavoro che ti cristallizzano dentro la tua professione tutta la vita, serrata nei ranghi; né i tuoi genitori e famiglie annesse che vorrebbero proprio che tu pensassi un po’ più a loro invece di occuparti sempre di te, mannaggia. Non lo vuole nemmeno la società perché sei sempre troppo giovane o troppo vecchia per cambiare e, per favore scansati, lascia la strada a chi ha più esperienza o chi l’esperienza se la deve ancora fare e non ti vuole in mezzo alla sua strada. Lo vuoi solo tu quel secondo tempo (o terzo o quarto, non fa nulla). E allora prenditelo e facci quello che ti pare, fallo come vuoi, fallo con chi vuoi. Di certo si può fare. Io è una vita che vorrei fare la pietra preziosa e vedrete che prima o poi ci riuscirò. Mi trasformerò in un immobile, prezioso e luminoso zaffiro del Ceylon. E mi farò adorare tutto il giorno senza nulla fare. Lo giuro. Parola di queen.

  5. paola scrive:

    e comunque immaginarmi di essere già al quarto tempo fa meno paura.

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