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Sapori di versi - Anatra all’arancio

Pubblicato da Livia il 30 Settembre 2010 nelle categorie Sapori di versi

Scrivo in versi da quando sono bambina, di solito filastrocche in rima baciata o alternata.
Ho sempre scritto cartoline, auguri, pensieri ad amici, familiari, fidanzati, datori di lavoro, psicanalisti, in versi.
Come se quella costrizione di trovare una rima e i rigidi schemi di quella baciata-baciata mi placassero l’ansia. E l’ossessione per la perfezione.
E cucino.Da sempre. Ho iniziato da bambina e ho imparato dalla seconda moglie del mio primo padre nella mia grande famiglia allargata.
La mia prima (e unica madre) fa la scrittrice, è un’intellettuale raffinata, ha avuto le cuoche quando era bambina e adora il buon cibo (anche se in minime dosi) ma non sa cucinare neanche un uovo al tegamino.
E così per conquistare i primi fidanzati alternativi degli anni’70, ho iniziato a esibirmi in cucina con piatti esotici e improbabili ma questo mi ha aiutato non poco a rimorchiare e a perfezionare entrambi le tecniche.
Ho ho continuato a cucinare sempre, cambiando i lavori e le città, i mariti e le idee, aggiungendo figli (miei e degli altri), soci, amici e nemici.
Dieci anni fa, forse undici, ho iniziato a scrivere queste ricette in rima per unire indissolubilmente le mie due grandi passioni (insieme alle scarpe, alle spille e a tutto quello che luccica).
La sfida era quella di riuscire a spiegare perfettamente una ricetta usando la rima e nient’altro, filatrocca esplicativa di se stessa.
Ne ho scritte una trentina, sono state pubblicate da un mensile per due anni, ho promesso tanto tempo fa a due editori di finire il libro per pubblicarlo.
Ma, privilegiando le passioni che non si trasformano in mestieri, non l’ho mai fatto. Ora chissà se questo impegno con le Queen mi porterà, prima o poi, a diventare grande. Che fatica, però.
Intanto ve le mando. A voi principesse, piccole come me.

ANATRA ALL’ARANCIA

L’inverno è alle porte, il freddo è assai scuro
la vita talvolta è peggio di un muro
Mi faccio uno sconto, mi verso una mancia
preparo in cucina un’Anatra Arancia

E’ Peck il mio pusher, il re del salume
io scruto quel vetro, nessuno mi assume
L’immenso bancone  racchiude i pennuti
che, morti e eleganti, mi guardano muti

Germani reali, polletti francesi
Quell’oca imperiale mi guarda da mesi
Ma oggi io scelgo un’anatra muta
Il conto è bestiale, divento canuta

E’ grande, pulita, lei pesa due chili
le ombre sul muro ci rendon profili:
La cuoca provetta e l’anatra grossa
si scrutano entrambe, nessuna si è mossa

Bisogna riempirla con rossi scalogni,
l’arancio va a spicchi, di alloro bisogni
La sali, la leghi, la metti in tegame
il forno a duecento, ti viene un po’ fame

Quaranta i minuti, il grasso che cola
diventa dorata e sembra più sola
Tu butti quell’unto, aggiungi il soffritto
le bucce di arance, il vino prescritto

Ancora nel forno, col tempo vai a occhio
vuoi proprio vedere, ti metti in ginocchio
Adesso il pennuto è bello che cotto
lo tieni lì al caldo, mi sembra un fagotto

Tu filtri quel sugo di lenta cottura
lo metti da parte perché tanto dura
La buccia di arance, filetti a julienne
di corsa le spremo, mi sembro Varenne

Ancora un’arancia per questa ricetta
la taglio a metà, non serve un’accetta
La infilzo in forchetta, lei pare una testa
tranciata di netto, nemmeno protesta

In una padella capiente e pesante
lo zucchero e burro son sciolti all’istante
Diventano scuri, profuman di Francia
li muovo e li sciolgo girando l’arancia

In quel caramello aggiungo spremuta
e i gialli filetti di arancia che muta
Poi mezzo bicchiere di cognac francese
l’odore si spande, è molto borghese

Si addensa la salsa per qualche minuto
mi serve quel sugo filtrato al pennuto
Si legano insieme il taste dei sapori
due ore passate da gran peccatori

La vita può darsi che sia come un muro
ma quando cucini ritorni al futuro
Quell’anatra a pezzi, di salsa nappata,
atterra sul desco, volando agitata

Ingredienti per 6/8 persone:

1 anatra grossa pulita riempita con
1 arancia divisa in quarti
3 scalogni
2 foglie di alloro, sale e pepe
legata
in una pirofila a 180/190° per 30/40 minuti
Scolare il grasso e aggiungere
1 carota, 1 cipolla, 1 gambo di sedano a tocchetti,
le scorze di 2 arance, 1 bicchiere di vino bianco
Altri 45’ minuti in forno
Sfornare e filtrare il sugo di cottura
In una padella caramellare
2 cucchiai di zucchero con 1 noce di burro mescolando con ½ arancia
Aggiungere il succo di 2 arance e 1 bicchierino di cognac
Ridurre il liquido, unire le scorze di 2 arance a filetti sottili e il sugo di cottura filtrato
Addensare la salsa, tagliare l’anatra in 8 pezzi, nappare e servire

L’anatra all’arancio è un piatto molto borghese, molto anni’60, molto esotico perché viene dalla Francia e, negli anni ’60-70, tutto quello che veniva da un generico ‘estero’ era ‘terribilmente’ esotico.
Le sue origini storiche, in realtà, sono controverse: c’è chi sostiene che le sue ‘roots’ sono toscane.
Cito da Internet: “Caterina de’ Medici, nata a Firenze nel 1519, moglie di Enrico II di Valois e madre di due re (Enrico III e Carlo IX), introdusse i suoi modi raffinati e la sua alta cucina nella corte francese dalla sua Firenze.
Tra le tante ricette anche questa.” Tant’è: toscana rinascimentale o francese d.o.c., l’anatra all’arancio, in Italia, dal dopo guerra in poi, è sinonimo di raffinatezza forestiera.
Quando ero bambina e mio padre mi trascinava (con mia gioia) nei ristoranti lussuosi romani, questo piatto veniva cucinato solo da George’s e in qualche ristorante da dolce vita vicino a via Veneto.
Adesso la migliore anatra all’arancio di Roma viene servita nel piccolo e affollatissimo Colline Emiliane di via degli Avignonesi dove, tra un lambrusco e un giambonetto cremolato, è rimasta come retaggio culturale di altri tempi.
Non amando pazzamente la carne adoro la cacciagione, le anatre, le oche, i piccioni (quando non sono di S.Marco), le quaglie, i volatili in genere.
Se poi la salsa di questi pennuti o pelosi è vagamente agrodolce, meglio ancora. Pernici con ciliegie, cervo con mirtilli o bacche rosse, oche con le mele, quaglie con le prugne, papere con gli agrumi, sono, per me, cibi quasi erotici.
L’unico difetto è che non amo molto cucinarli. Non perché siano difficili o altro ma perché la forma del cadavere, nella sua interezza, in cucina mi disturba.
Preferisco un braccio, un collo, una coscia che, perdendo la sua identità, si identifica solo come un cibo buono, piuttosto che un porcellino intero che ti guarda lacrimoso o un corpo esangue di un pollo che si affloscia nella tua mano, o ancora un uccellino sparuto pronto da bruciacchiare, o il rosa pallido e nudo di una gigantesca oca da legare, suicidatasi nelle mani di un contadino avido.
Da quando poi sono nati i miei figli, il disgusto per tutti quei cadaverini si è ulteriormente accentuato.
Meno male che ora i ragazzi sono grandi e non entrerebbero più neanche in uno spiedo da trattoria fuori le mura, per non parlare della carne, ormai tenace, buona solo per un brasato di lenta cottura.
Ma i maledetti pennuti mi piacciono quindi, ogni tanto, vinco la mia innata ritrosia e li cucino, tutti interi e schifosi quali sono.
Ci sono decine di ricette per l’anatra all’arancio. Infinite varianti, con pomodoro e non, con scalogno o cipolla, con arance sbollentate, arance sfilettate, arance a fette, con cognac o vino, flambate o non, con aceto o senza aceto.
La certezza è solo l’anatra, le arance, il caramello (fatto con burro e zucchero o con acqua e zucchero), l’alcol e poco altro.
Al di là delle varianti il risultato, secondo me, deve essere di un’anatra croccante fuori, morbida dentro, sgrassata e dorata, ‘suicidata’ come prima si diceva, in un sugo denso, sensuale, zuccheroso e aspro insieme.
Una salsa che ti spalmeresti volentieri addosso se solo ogni tanto si trovasse qualcuno che ti vuole mangiare come si deve.
Ma le donne cibo e gli uomini cannibali sono una razza in via di estinzione, dunque l’importante è che la salsa sia buona e l’anatra pure.
Anche perché così la si può mangiare insieme senza essere dei divorati divoratori o degli adoratori di satana andati a male.
Arancia delle mie Brame chi è la più brava del Reame? Ma io, naturalmente. Che vi canto questa ricetta abbastanza facile e di sicura riuscita dove non vi dovete neanche bruciare le mani cercando di dar fuoco al pennuto con un flambé che di solito incendia la cucina e, immancabilmente, carbonizza le ciglia.
Se poi siete particolarmente di buon umore affiancatele un puré di rape bianche da servire sul vostro adorabile ombelico.
P.S.: Peck è il più famoso tempio della enogastronomia di Milano. Una lussuria della vista, uno schiaffo alla povertà.
Certe signore ci vivono, certe altre non ci entreranno mai. Io sono una via di mezzo: certe volte mi irrita spropositatamente lo sproposito del lusso e dei suoi prezzi, certe altre (quando non sono moralista) vengo travolta dal buonumore carnale dell’offerta e compro, spando, spendo tra i banconi più belli del mondo.

9 Commenti a “Sapori di versi - Anatra all’arancio”

  1. anna maria scrive:

    E che dire!!! non ho parole. la mia grande amica Livia è riuscita anche oggi a stupirmi regalando a tutte le Queen non solo questa splendida ricetta ma tante, tantissime rime e righe che ci trasferiscono tutto: spirito, emozioni e sensazioni che solo Queen Livia sa dare. Grazie e, mi raccomando, rispetta i tuoi appuntamenti…..non ti lasciamo più andare! Appuntamento alla prossima ricetta!……………Intanto preparo un bel quadernino in cui collezionare il tutto!

  2. paola scrive:

    MA E’ MAGNIFICO! MAG-NIFICO direbbe George…e m’inchino!

  3. Fraq scrive:

    Livia, dov’eri?
    Resti, vero?
    Scorro le righe e provo il piacere pieno e rotondo che si prova quando si legge qualcosa che ha il potere di entrare in contatto più o meno con tutti gli apparati. Perchè se la leggi a voce alta, come ho fatto stasera con la mia famiglia, questa tua ricetta coccola anche l’udito.

    Quadernino anche per me, da oggi. E il desiderio di averti come appuntamento fisso, altro che Oroscopo di Internazionale!

  4. Alessandra scrive:

    Ma che meraviglia! E pensare che l’anatra nemmeno mi piace. Ora mi è venuta voglia di cucinare in versi.

  5. Cecilia scrive:

    Livia, che bello!
    per una come me, negata in cucina e altrettanto in scrittura, ma che bello mangiare e leggere!
    grazie.

  6. Fraq scrive:

    Ale, la prossima settimana ci cimentiamo.
    Ma… dove comprare l’anatra a Roma?
    Queeeeeeeeennnnnnnnnsssssssssssssss

  7. ale scrive:

    Adoro l’anatra all’arancia, adoro la tua ricetta e le tue rime!

  8. carmen scrive:

    io sono nuova tra le queen, ma una ricetta in versi vale un commento subito e vale anche il tentativo di cucinare quest’anatra.Per una pugliese come me è una bella sfida!Comunque fantastica

  9. francesca scrive:

    livia sei una cuoca poetessa!! o..una poetessa cuoca?..Comunque è un piacere leggerti e appena posso preparare le tue allegre delicate poesie!! mi raccomando continua a scrivere non vedo l’ora di rileggerti.
    queen fra

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