Viaggio sul tetto del mondo
Pubblicato da Silvana il 20 Maggio 2009 nelle categorie Parliamo di, Solidarietà, Viaggi
Ci sono esperienze che ti riconciliano con il genere umano e ti aiutano a ritrovare la speranza per un futuro migliore.
Incontrare le cinquanta ragazze tibetane del nostro programma di formazione per levatrici, in collaborazione con l’associazione local Jinpa, è stata una di queste esperienze.Le abbiamo osservate durante le esercitazioni in classe e siamo stati loro ospiti alla festa di chiusura della terza sessione del corso di formazione che si svolge a Yushu, città principale della omonimaPrefettura Autonoma Tibetana, Provincia del Qinghai, Cina orientale.
All’inzio del programma, due anni fa, la maggior parte di queste ragazze era analfabeta. Ora sono tutte in grado di leggere e scrivere in tibetano, di divulgare principi di igiene e di prevenzione sanitaria alle loro comunità, di monitorare la saluta di una donna in gravidanza e di assisterla durante il parto.Queste sono le esigenze sanitarie principali delle comunità nomadi tibetane alle quali appartengono, che vivono in una delle zone più remote ed estreme al mondo ad oltre 4000 m di altitudine, dove la sopravvivenza dipende dalla dipendenza dallo yak, animale che riesce a trarre nutrimento dalle vaste praterie dell’altopiano tibetano.La vita media di queste popolazioni è di soli 45 anni. La mortalità infantile è molto alta, sopratutto al parto, a causa della mancanza di igiene e di assistenza sanitaria.
La Prefettura Autonoma Tibetana di Yushu è molto distante da Lhasa e dalle zone più turistiche del Tibet ed inoltrarvisi corrisponde ad un viaggio nel tempo, dove si ritrova la durezza della vita in condizioni difficili, con pochi beni materiali e pochi generi di conforto, ma dove l’uomo vive in completa sintonia con l’ambiente, esprimendo una semplicità di vita e una schiettezza ed ingenuità ormai lontane dal nostro mondo modernizzato.La globalizzazione sta però incalzando anche qui, con nuove strade in costruzione e la prospettiva di uno sviluppo minerario (il territorio è ricco di giacimenti).Oltre agli innegabili vantaggi che ciò comporta (miglioramento dei collegamenti con i centri più attrezzati),sono comparse per la prima volta alcune malattie dapprima sconosciute tra cui AIDS, sifilide e gonorrhea.Essenziale quindi intervenire per informare ed educare la popolazione altrimenti assolutamente inerme di fronte ai nuovi processi.
Le nostre levatrici sono sopratutto una risorsa per le donne, le più trascurate dalla medicina tradizionale tibetana, molto timide e riservate che difficilmente si rivolgono ad un medico maschio anche quando disponibile (in genere non ci sono nè medici nè strutture sanitarie se non nei centri più popolati, spesso distanti molte ore di viaggio).La loro azione dipenderà però anche dalla collaborazione del Comitato del loro villaggio, costituito dai rappresentanti della comunità e coinvolto fin dall’inizio del programma, che dovrà agevolarle affinchè possano diffondere le loro conoscenze sanitarie. Nelle visite che abbiamo compiuto a levatrici da noi formate negli scorsi anni nelle Contee di Dritog e Qumaleb, abbiamo osservato quanto esse siano rispettate e considerate una risorsa unica e preziosa.Spesso, i Comitati si attivano a tal punto da costruire ambulatori veri e propri dove le levatrici possono esercitare, con in alcuni casi il sostegno economico ed il riconoscimento del governo locale.È per noi di grande incoraggiamento constatare come un intervento iniziale da parte nostra possasfociare in una attivazione più ampia, sostenuta interamente dalla popolazione stessa.
Alcune delle ragazze del corso ci raccontano le loro storie. Èchiaro che hanno una motivazione particolare per decidere di affrontare una formazione così lunga e complicata, trascorrendo lunghi periodi lontano da casa, su tematiche a loro completamente sconosciute (le conoscenze igienico-sanitarie anche più basilari da parte della popolazione nomade tibetana sono veramente carenti, ad esempio non hanno alcuna idea dell’esistenza dei germie di come si trasmettano le malattie). Sono pienamente consapevoli di quanto questa esperienza sia per loro una occasione unica.La maggior parte non ha potuto frequentare la scuola, se non per due o tre anni,per aiutare la famiglia e occuparsi della mandria di yak, e nutre un grande desiderio di educazione.Ma la motivazione principale risiede nei drammi quotidiani a cui hanno assistito, come la morte di parto. Addirittura c’è chi si rammarica per non avere avuto questa possibilità prima, ricordando la propria incapacità ad intervenire per tempo e salvare delle vite.
Mentre ci prepariamo a salutare le ragazze, tutte insieme cantano per noi, per ringraziarci e per augurarci fortuna. La riconoscenza nei confronti di Children in Crisis e l’importanza del suo operato sono tangibili, come più volte percepito durante questo lungo viaggio. Vorrei che tutti i nostri sostenitori fossero lì con me, per condividere un’emozione veramente unica.
Silvana Lauria
Vicepresidente di Children in Crisis Italy
Children in Crisis opera in collaborazione con l’Associazione tibetana Jinpa, sull’altopiano tibetano nella Provincia Automona di Yushu, Qinghai, Cina Occidentale, a sostegno delle popolazioni nomadi tibetane. Attualmente è in corso la terza edizione del programma di formazione per levatrici ed educatrici sanitarie, rivolta alla Contea di Nangchen, in modo che esse possano assistere le donne in gravidanza e diffondere importanti nozioni di igiene di base e di prevenzione sanitaria per contrastare il diffondersi delle malattie.
8 Commenti a “Viaggio sul tetto del mondo”
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20 Maggio 2009 alle 3:38 pm
Grazie Silvana per aver condiviso su queste pagine. Benvenuta.
20 Maggio 2009 alle 8:35 pm
Silvana, seguo abbastanza da vicino il dramma del Tibet, mi sono sempre chiesta come può essere possibile che non ci arrabbiamo, non protestiamo, non ci indigniamo. Sono contenta di saperti qui, mi aiuterà a fare. Un abbraccio, grazie e benvenuta!
21 Maggio 2009 alle 11:24 am
Finalmente Silvana è con noi ed io sono particolarmente felice perchè credo che le sue testimonianze potranno contribuire a tenere aperti i cuori e le menti.
Ho conosciuto Silvana grazie a quel terremoto vivente del suo Presidente -Barbara Bianchi Bonomi- e sono rimasta colpita dalla dolcezza e dalla serenità con cui si occupa di Children in Crisis, spostandosi da Milano al Tibet, da un progetto ad un altro.
La sua quiete stride con le nostre modalità frenetiche di relazione e mi affascina perchè intuisco che nasconde un grande mondo.
Faccelo conoscere Silvana!
21 Maggio 2009 alle 11:41 am
Grazie della bella accoglienza, siete veramente gentili e spero di potervi offrire degli stimolanti contributi. In effetti mi sento molto fortunata perche’ ho avuto l’opportunita’ di esplorare ambiti fuori del comune in compagnia di personaggi incredibili che hanno visto veramente tanto. appena potro’ cerchero’ di raccontarvi di Tashi, che ci ha accompagnato nel nostro recente viaggio in Tibet.
21 Maggio 2009 alle 8:04 pm
Dal Tetto del mondo, al buco del mondo (basta leggere il post di Francesca sulla situazione scolastica italiana). Benvenuta Silvana e aprici menti e cuori in questi tempi bui. Almeno per farci vedere anche a noi un pò di cielo e un pò di sogni realizzati con fantasia e determinazione. E per farci ogni tanto respirare l’aria pulita e faticosa delle idee. Se hai bisogno di noi da oggi sai dove trovarci, noi sicuramente abbiamo bisogno di te.
21 Maggio 2009 alle 9:49 pm
Meno male che ogni tanto c’è qualcuno che ci fa ritoccare i grandi valori della vita, la soliderietà, l’amore, l’altruismo, la dedizione, la condivisione e chi più ne ha più ne metta. Quello che oggi Silvana ci ha raccontato, per molti può essere un racconto che viene da lontano ma di fatti è la quotidianità che vivono molte popolazioni che non vorrei definire non civilizzate, semplicemente non hanno avuto i mezzi per una crescita economica al pari di altre. La minor crescita economica, la povertà, ha fatto si che il cuore e la testa di molti di loro siano più solleciti ed attenti ad alcuni stimoli. Cara Silvana, noi siamo qui disponibili ad appoggiare te ed il tuo gruppo ma mi permetto di dire che oggi, chi ha veramente bisogno di tutte voi, siamo noi, che abbiamo perso quel metro che ci misura i bisogni. Che esempio sono per noi queste ragazze analfabete, che non hanno nulla e che dei loro drammi ne hanno fatto un motivo di crescita sociale e personale.
21 Maggio 2009 alle 9:49 pm
Meno male che ogni tanto c’è qualcuno che ci fa ritoccare i grandi valori della vita, la soliderietà, l’amore, l’altruismo, la dedizione, la condivisione e chi più ne ha più ne metta. Quello che oggi Silvana ci ha raccontato, per molti può essere un racconto che viene da lontano ma di fatti è la quotidianità che vivono molte popolazioni che non vorrei definire non civilizzate, semplicemente non hanno avuto i mezzi per una crescita economica al pari di altre. La minor crescita economica, la povertà, ha fatto si che il cuore e la testa di molti di loro siano più solleciti ed attenti ad alcuni stimoli. Cara Silvana, noi siamo qui disponibili ad appoggiare te ed il tuo gruppo ma mi permetto di dire che oggi, chi ha veramente bisogno di tutte voi, siamo noi, che abbiamo perso quel metro che ci misura i bisogni. Che esempio sono per noi queste ragazze analfabete, che non hanno nulla e che dei loro drammi ne hanno fatto un motivo di crescita sociale e personale.
21 Maggio 2009 alle 10:10 pm
cara Silvana, benvenuta. grazie per averci raccontato di questa realtà e complimenti a te e alle tue ragazze, siete esempi da seguire e da cui imparare. Spero di poterti ancora leggere sulle pagine di Queen Mother.