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Sapori di versi - Fusilli alla S.Pietro

Pubblicato da Livia il 27 Aprile 2009 nelle categorie Sapori di versi

Care principesse,
perdono, perdono, perdono. Vi ho lasciato ignominiosamente senza ricette e senza versi per l’intero week end e, come si direbbe a Roma, sono una vera Queen sòla! Per rimediare una ricetta ‘santa’, dedicata a mio figlio e a tutti i vostri figli Pietro che, da oggi, potranno avere un piatto speciale per il loro onomastico.
E mentre qui, nella ridente Capitale, infuria una tempesta di vento che assomiglia a una tromba d’aria proterva e polverosa, penso che evocare l’estate ci rallegri la serata e ci porti un po’ di luna.
Buona settimana Imperatrici del Deserto.

Fusilli alla S.Pietro

Domenica bestiale e l’afa dà alla testa
ma oggi è santo suo, mio figlio vuole festa
Adora la pancetta, ma il caldo è come vetro
ci metto delle acciughe e invento la S.Pietro

Il frigo è bello vuoto, ci sono dei gelati
nascosti nell’armadio sonnecchian due pelati
Nell’olio più bollente li tuffo a pezzettoni
e Pietro a piedi nudi mi canta  tre canzoni

Intona Bella Ciao, ricordi antichi assai
basilico scomparso, col rosmarino vai
L’alloro ce lo metto, Bandiera Rossa no…..
Scovati ho dei pachini, è tutto quel che ho

Canta canzoni ‘rosse’, teme il peperoncino
ora si passa a Zucchero, lo trito fino fino
Mezz’ora a fuoco allegro, il sugo si fa stretto
ancora un goccio d’olio come fo sempre metto

Propongo un buon Battisti, nel cuore sempre in vetta
Pietrino me lo nega e vuole la pancetta
Allora mi conforta cucina siciliana
non è da dieta stretta  eppure è molto sana

Taglio del pancarré, lo faccio a quadratini
i miti miei canori gli sembran dei cretini
Dentro una gran padella si sciolgono le acciughe
ci friggo dentro il pane, mi sudano le rughe

Le Odi per S.Pietro sono finite ormai
la radio e i suoi concerti sono migliori assai
Scolo i fusilli al dente, giro nel pomodoro
piovono poi i crostini, dentro a un silenzio d’oro

Pietro non è Gennaro, prodigi non previsti
ma anche per quest’anno noi non saremo tristi
Fusilli coi crostini, un piatto un po’ inventato
presto correte a tavola, il santo è già passato

Ingredienti per 6/8 persone:

3 scatole di pelati (solo il pomodoro senza il liquido) a fuoco alto con
olio, sale grosso, 1 cucchiaio di zucchero, 1 peperoncino, alloro e rosmarino
a metà cottura (20 minuti)
½ kg. di pomodori pachini aggiunti al sugo. Finire la cottura
700gr. di fusilli o altra pasta corta
10-12 fette di pancarrè senza crosta tagliate a dadini piccoli e messi a friggere nell’olio dove sono state sciolte
8/10 acciughe

Come vi ho già detto e ripetuto ho avuto due figli da due mariti diversi. Francesco da Carmelo (remember Scene da un matrimonio?) e Pietro da Silvio (vd.accanto). Carmelo è cattolico, ha voluto battezzare Francesco, lo ha iscritto d’ufficio a religione alle scuole elementari. Silvio, come racconto più volte è laico, non battezzò il suo primo figlio Guido e ha digerito male il battesimo di Pietro (ve lo racconterò in un’altra ricetta). Io, sempre zingara, nel mezzo tra santi del cielo e eroi della terra, caratteristica di quasi tutti i mariti, di molti amanti, di amici, fidanzati, fratelli, figli, uomini insomma. Per tornare ai miei figli, naturalmente la vita della nemesi e la nemesi della vita hanno fatto sì che Francesco è un laico, pragmatico, agnostico, ‘aridone’ e Pietrino da quando è nato ha chiacchierato con dio per molti anni. Ora è cresciuto, ostenta sicurezza e laicità ma io me lo ricordo piccolo e ‘divino’ e non sono proprio sicura che non scambi con Lui nemmeno due parole. Chiacchierava, letteralmente. Ha passato anni a parlare col suo angelo custode, con suo nonno in paradiso e perfino col suo pediatra morto, l’adorato Giuliano Motta. Erano conversazioni private ma anche molto articolate che spesso sfociavano in delle canzoni rap dove Pietro usava una terminologia ed un linguaggio sconosciuto perfino a sé stesso.
Nei suoi primi anni abbiamo sentito uscire dalla sua bocca cose da lasciarci senza fiato che non poteva aver imparato da noi, ma di certo neanche dalla scuola elementare. “Cose che voi umani non potete neanche immaginare” direbbe il personaggio di Blade Runner.
L’11 settembre del 2001, Pietro aveva sette anni. Ebbe una conversazione in macchina, con suo padre, a proposito delle guerre. Pietro disse che la guerra non esiste e che in realtà è la lotta dentro di noi tra dio e il diavolo e dio non sempre ce la fa a sconfiggere il male. Silvio gli disse che l’uomo spesso fa le guerre perché ha paura e Pietro, serio serio, rispose che il diavolo si ciba della paura degli uomini. Così sia.
Quando era più piccolo e aveva quattro o cinque anni aveva una baby sitter musulmana, Sylvie, che pregava cinque volte al giorno, stesa sul suo tappeto di preghiera. Lo trovammo una sera in cucina che confabulava con il secchio della spazzatura aperto. “Che stai facendo?” “Parlo con dio” “Nel secchio della spazzatura?” “Ma mamma, dio è dapertutto”.
Di suo fratello diceva: “Francesco è buono solo che non lo sa”.  E Francesco di rimando: “Speriamo che diventi santo così io faccio il suo agente”.
Se ci avessero detto a Silvio e a me, che ci sarebbe nato un figlio mistico, avremmo risposto che sarebbe stato impossibile, proprio a noi no. Eppure è successo e quando vedevo  Pietro parlare con naturalezza dell’anima dei cani, che lui vedeva solo quando erano felici, sono stata fiera -e lo sono ancora- di avere avuto questo figlio profondo come un pozzo, illuminato di luce divina.
Non pregava ma parlava e non ha mai usato la religione come mezzo di socialità, di occasione per nuove amicizie, di mondanità infantile.
E’ stato un incontro, quello tra lui e dio, che chissà dove lo avrebbe portato e sono sicura che i due, in qualche modo, si rincontreranno presto perché, è evidente, che si sono simpatici a vicenda.
Per tanto tempo non ho saputo immaginare che cosa avrebbe potuto fare questo santo goloso da grande.
Perché sarà a suo modo mistico, ma senz’altro è goloso in un modo quasi mistico. Fin da bambino -e anche adesso- si illumina quando vede il cibo. Diventa un piccolo (ora enorme) albero di Natale che si accende guardando la pancetta che sfrigola, i pancake di suo padre, le patatine fritte, i wurstel ma anche i piatti raffinati.
Con la sua aureola santa e odorosa ancora oggi entra dentro le persone e le fa sue, entra dentro le cucine e le conquista, soffre e gioisce per tutti noi anche quando divora delle uova al prosciutto o ingoia tre fette di pane all’olio.
Non ho mai creduto che i nomi potessero cambiare la personalità del nascituro. Nel suo caso inizio a sospettarlo.
I fusilli alla S.Pietro sono nati nell’estate definita la ‘più calda del secolo’, quella di sei anni fa, mi pare.
La sua pasta personale è nata quel giorno: è il 29 giugno, è il suo onomastico e in casa ci sono quasi quaranta gradi. E’ domenica sera e non ho fatto la spesa. Ho usato al posto della pancetta pezzettini di pan carré fritti nell’acciuga sciolta nell’olio, un po’ più piccoli dei crostini, un po’ più grandi della pasta con la mòllica. Tutto qui, il risultato ottimo, le varianti infinite, il mio santo di casa felice come una pasqua.
Quella sera ho pensato, per la prima volta, al rapporto tra dio e cucina. Un nesso ci deve essere senz’altro visto che ogni cuoco crede di cucinare come un dio. E dio chissà se si crede un discreto cuoco mentre impasta col fango e col soffio divino questo improbabile piatto chiamato uomo.

4 Commenti a “Sapori di versi - Fusilli alla S.Pietro”

  1. paola scrive:

    San Pietro e…Paolo. Come mio nonno, mio angelo custode in paradiso, il nonno più buono del mondo. Voleva vedere le persone felici, e le viziava di affetto, di sorrisi, di carezze. Il suo unico hobby era “esaudire desideri” e vedere le persone felici, per sè non ne aveva nessuno. In tutta la sua vita non è mai entrato in bar, in un cinema e non ha mai fatto un viaggio. Tranne d’estate che andava al mare in Liguria, dove non si divertiva perché diceva che incontrava solo vecchi.
    Tutto il suo mondo eravamo noi bambini e la sua azienda che chiamava “officina”.
    Uscivo con lui e tornavo sporca, con il mal di pancia per due giorni e piena di ogni regalino. Mia mamma lo sgridava e lui mi faceva l’occhiolino!
    Mi ha insegnato che le persone pure, possono viziare i figli quanto vogliono, senza far danni, perché la loro vita resta un esempio, per tutta la vita.
    Nonno Paolo, adorato, io mi chiamo come lui, vorrei dirti che ho molto di lui, ma non ho neanche un milionesimo della sua umanità, mi resta il suo nome che festeggio anch’io il 29 giugno, sperando di assomigliargli almeno un po’!

  2. Fraq scrive:

    Ma che bella la ricetta per un figlio.
    Si piantano alberi, si costruiscono case, si danno i nomi alle barche… una ricetta, invece, no, non ci avevo mai pensato.
    Che bella lettura, Lyvia. Stasera ne avevo proprio bisogno.

  3. serena scrive:

    Splendida lettura davvero!E una ricetta per un figlio è un regalo veramente speciale. In alcuni tratti del tuo Pietro riconosco mia figlia, nata anche lei mistica ma ora in pieno conflitto con un dio che non comprende. Cara Lyvia, i tuoi post fanno viaggiare moolto lontano. grazie.

  4. bianca scrive:

    Senti Livia, ma bando alle ciance…mi inviti a cena? Non credo che sarò mai capace di ripetere questi capolavori, e poi sono certa che farei un onore, ma un onore alla tua cucina che non potresti che rimanerne soddisfattissima.
    Grazie anche questa volta ci hai fatto un bellissimo regalo.

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