Malattie infettive
Pubblicato da francescap il 26 Marzo 2009 nelle categorie Parliamo di, Solidarietà
Gli operatori sanitari denunciano tra l’altro il pericolo di contagio. Nel mirino anche la norma sui «bambini-fantasma»
Indipendentemente dalla sorte che toccherà all’emendamento sui medici-spia, una possibile testimonianza del suo effetto annuncio c’è. È la cronaca di una morte emblematica. Per la malattia che l’ha provocata: tubercolosi polmonare avanzata. Perché la giovane di origine nigeriana scomparsa a Bari ai primi di marzo faceva la prostituta e da clandestina non si era fatta visitare al pronto soccorso per timore dell’espulsione. Emblematica anche perché sulla Tbc dimenticata si contano oggi numeri significativi: 25 casi ogni 100mila abitanti a Milano, 30 casi a Torino e Roma contro i 7 ogni 100mila abitanti della media nazionale. A Bari l’allerta è scattata subito. Il prefetto ha invitato tutti i clienti che anche solo sospettano di aver avuto rapporti con lei di sottoporsi al test, con garanzia di tutela dell’anonimato. Ma non solo. Allo stesso screening sono sottoposti gli ospiti del Centro di accoglienza per rifugiati politici (Cara) di Bari Palese, dove dal 14 novembre 2008 Joy ha vissuto prima che scadesse il termine di 60 giorni, passati i quali si è allontanata certamente accompagnata dal consueto decreto di espulsione (provvedimento prefettizio, confermato da un foglio di via della questura) che non ha avuto seguito. Come accade nella maggior parte per i provvedimenti che quotidianamente i prefetti di tutta Italia emettono nei confronti degli immigrati clandestini.
Altro particolare emblematico: la giovane nigeriana è stata ospite del Cara (e non del Centro di identificazione ed espulsione, Cie) quindi ha vissuto in un regime di “semilibertà”, potendo uscire al mattino e tornare a dormire ogni sera. Passando il resto della giornata liberamente, Joy può aver preso i mezzi pubblici, autobus o treni, aver frequentato bar e ristoranti, essere stata ospite da amici. Tutto ciò mentre era al Cara (una delle strutture-modello, uno degli ultimi centri realizzati dal Viminale), prima cioè di abitare sulla strada statale 16 dove è morta. L’unico posto dove non è stata vista è il pronto soccorso di Bari perché, da clandestina, sentiva come una minaccia la segnalazione (solo annunciata) di clandestinità da parte dei medici.
Evitabile il caso di Bari? Forse, di certo non è isolato. Anche a Follonica, tra i 200 immigrati ospitati nel villaggio turistico «Il Veliero» – che è una delle tante strutture di emergenza allestita per il tutto esaurito dei 10mila posti nei centri istituzionali – si sono già segnalati casi di scabbia e di Tbc tra gli immigrati (si veda Il Sole 24 Ore del lunedì del 9 febbraio scorso).
Il rischio che l’emendamento targato Lega provochi un drastico calo di affluenza degli immigrati senza permesso di soggiorno nelle strutture sanitarie pubbliche è stato evidenziato nelle scorse settimane da medici e operatori sanitari. L’altra misura fortemente criticata negli ultimi giorni è invece l’articolo 45 del Ddl sicurezza che vuole impedire la registrazione anagrafica di un bambino nato in Italia da genitori clandestini.
1 Commento a “Malattie infettive”
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26 Marzo 2009 alle 9:35 pm
Ma io dico, lasciando perdere la politica, la razionalità, numeri o discorsi, ma se fossero figli nostri? Non voglio parlare neanche con parole come “solidarietà” o “integrazione”. Voglio usare proprio la parola PIETA’, nel suo significato più profondo ed emotivo “pietas”. Dov’è, cosa stiamo diventando?